La verità su google.it secondo il test di un grande SEO

L’articolo che state leggendo vuole essere esclusivamente un test, riferendosi all’opera di Test di Francesco Margherita. Quello che andrò a testare è che partendo da un testo esistente e ben posizionato, voglio proprio provare a vedere dove inizia a posizionarsi il mio, semplicemente rimodellando i contenuti già esistenti. Come già detto da Francesco, l’articolo prova a far posizionare una determinata parola chiave nel sito.

Google.it sappiano bene che e’ il motore di ricerca principale per offrire visibilità gratuita e traffico verso il proprio sito web, i propri contenuti attraverso l’utilizzo di “query di ricerca” a cui certe volte chiediamo l’impossibile.

Ma cosa vuol dire Query? Qualsiasi cosa l’utente scrive nella barra di ricerca anche se fosse una sola lettera, una parola chiave, google.it risponde con tutta una serie di risultati, più o meno attinenti alla ricerca.

Rilevanza e posizionamento

Francesco cita nel suo articolo tre modi per rendere rilevante un contenuto e posizionarsi bene su Google.it. Il primo è riuscire a fornire in maniera più completa possibile tutte le informazioni. Un esempio su tutti Nozze speciali per arrivare primo sulla chiave “come organizzare un matrimonio”, Abbiamo una home page molto chiare e ben organizzata dove l’utente immediatamente trova quello che gli serve sapere per organizzare il suo matrimonio(A proposito, grazie Francesco, non la conoscevo, la terrò presente per il mio prossimo :D). Idem per la risorsa NeoSeo posizionandosi in prima pagina per la parola secca “SEO” fornendo una guida altrettanto ben organizzata.

Passiamo al secondo modo quello di riuscire a scrivere un un contenuto pur esteso e circostanziato, ma non per forza proporre come si fa una cosa, ma semplicemente improntato verso un evento importante che si è tenuto sull’argomento. Qui non si può non citare la risorsa del Vaccari(Altro Seo che Stimo personalmente stimo molto), il cui titolo è proprio Come funziona Google, dove e’ stato inserito l’intervento di Collins all’ultimo SMX. Collins descrive alcune importanti verità, alcune tecniche ed altre no sul funzionamento del motore di ricerca. Emanuele Vaccari ha sapientemente tradotto e aggiunto ulteriori sue considerazioni che invito tutti a leggere.

Terzo modo ma non meno importante che il buon Francesco conosce è dare al letto un punto di vista totalmente differente, che al di là del dato tecnico, proponga nuovi spunti di riflessione su un certo argomento. L’articolo: “verità come strategia SEO, offre proprio queste riflessioni che tuttavia danno credibilità ad un professionista. Se ad esempio tutti i siti web di studi dentistici pubblicassero le stesse informazioni sulla pulizia dei denti non dolorosa e io scrivo un articolo dicendo il contrario, dimostrandolo per bene, gli utenti daranno molto più credito ai siti web e non al mio  che invece indica che è dolorosa, menzionandolo nei forum e perché no, dargli qualche link.

Internet non è vuol sempre dire la verità

Oggi vorrei provare a posizionarmi per “come funziona Google” spiegandoti una verità semplice e cioè che Google premia la verità in un internet che mente di continuo. Proprio stamattina ho letto un post sullo scomparso Gianni Degli Antoni, scritto da Simone Righini. La frase del prof che mi ha colpito maggiormente è stata “internet non è la verità”. Significa due cose, la prima è che le persone pubblicano su internet quel che ritengono opportuno senza curarsi troppo del fatto che ci sia o meno verità, la seconda è che se molti vogliono sapere come curare la carie da soli, (cosa impossibile), TUTTI vogliono conoscere laverità, che non è banalmente “non si può fare”, ma “trova ilcoraggio per andare dal dentista”.

Ecco come funziona Google.it

Ti sarai accorto che qui non parliamo di crawling, parsing, ranking e twerking, anche perché la guida di Enrico Altavilla fa già un ottimo lavoro in questo senso, né tantomeno io pretendo di conoscere gli aspetti tecnici del funzionamento dei motori di ricerca meglio di Enrico, che ritengo un luminare. Il mio approccio vuole integrare quello tecnico di “basso livello”, riflettendo sugli aspetti che pesanoindirettamente sul ranking, come il tempo di permanenza in pagina, la frequenza di rimbalzo, il numero di pageviews e tutti i dati tracciabili che possono risentire di un approccio ragionato sul perché oltre che sul come.

Noterai che in questo mio articolo ho usato spesso la parolaverità, che non è una parola chiave, ma appunto un termine correlato di quelli che purtroppo i software comeSemrush (sono il peggior brand ambassador della storia) non riescono ancora a darci, distribuendolo in modo più o meno regolare nel testo. Guarda, la scrivo ancora: verità. Oltre questo, ti sarai accorto che l’articolo presenta anche una co-citation di contenuti interessanti sul funzionamento di Google, ma non tutti posizionati per la chiave come funziona Google e allo stesso tempo sviluppa una menzione multipla di nomi rilevanti rispetto all’argomento.

Conclusioni e bibliografia

La SEO è fatta di struttura scansionabile, codice pulito e strategia di visibilità organica, ma anche di verità e di testi che sappiano catturare l’attenzione. Ricorda che non tutto ciò che è vero vince questa battaglia, ma ciò che è vero vince la guerra. Ti lascio una risorsa in inglese di Eric Schmidt e Jonathan Rosenberg, un libro intitolato how Google Works. Non c’entra niente con quest’articolo, ma vuoi mettere il riferimento bibliografico finale in inglese?

Non è che visto che sono “indiretti” spingono poco. È la forza dei segnali deboli.